Martina lupi - Dannate Salvatrici (2026) Hi-Res

Artist: Martina lupi
Title: Dannate Salvatrici
Year Of Release: 2026
Label: Filibusta Records
Genre: Pop
Quality: Mp3 320 kbps / FLAC (tracks) / 24bit-44.1kHz FLAC (tracks)
Total Time: 41:42
Total Size: 97 / 232 / 441 MB
WebSite: Album Preview
Tracklist:Title: Dannate Salvatrici
Year Of Release: 2026
Label: Filibusta Records
Genre: Pop
Quality: Mp3 320 kbps / FLAC (tracks) / 24bit-44.1kHz FLAC (tracks)
Total Time: 41:42
Total Size: 97 / 232 / 441 MB
WebSite: Album Preview
1. Martina lupi - Fiamma
2. Martina lupi - Fugadamé
3. Martina lupi - My perfect breath
4. Martina lupi - L'attesa di un giorno
5. Martina lupi - Khorakhané
6. Martina lupi - Realtà non è
7. Martina lupi - La distanza
8. Martina lupi - Pasarero
9. Martina lupi - Flamme
10. Martina lupi - Flama
Esce il primo album da solista di Martina Lupi, “Dannate Salvatrici”, per Filibusta Records (distr. digitale Altafonte Italia, distr. fisica IRD), esordio della fondatrice, cantante e autrice della storica band di world music Tupa Ruja. Un progetto che la vede accompagnata da Alessandro Gwis in tutti i brani, e la partecipazione anche di Michele Gazich e Mattia Lotini.
“Dannate Salvatrici” è un album che rappresenta un rito di passaggio, un percorso nell’identità della donna che parte dal fuoco della prova per arrivare alla libertà assoluta del volo. Attraverso il potere della parola e del suono, il lavoro si muove nel territorio della psicologia del profondo.
“Fiamma”, (tradotta anche in lingua francese, “Flamme”, e spagnolo, “Flama”) è il racconto della Giovanna D’Arco che ci abita tutte. È l’archetipo della donna radiante, colei che rivolgendosi alla fiamma che la divora è in grado di trasformare il dolore in luce, in una trasmutazione perpetua.
“Fugadamé”, rappresenta l’incontro con l’ombra un momento necessario in cui l’anima guarisce se stessa senza sottrarsi al dolore del distacco, dove il sogno diventa strumento necessario per l’elaborazione della realtà. Archetipo del “predatore naturale della psiche”. La donna può bastare a se stessa ed è consapevole della sua forza (“ti toglierà il respiro come se la vita non ci desse il tempo di sentirci vivi”). Respira il dolore. È lo spazio sacro da cui l’altro fugge per paura di ritrovarsi. “La voce della mia coscienza” è consapevole che ogni fuga è solo un giro più largo per tornare al cuore, per tornare a casa.
“My perfect breath”, la donna ritrova se stessa nel suo respiro. Tutto è perfetto. È guaritrice autonoma. Porta il suo soffio vitale ovunque vada, è guaritrice perché sa riconoscere la genesi del dolore e trasformare il peso della schiena in forza che si autogenera. Mostra la propria vulnerabilità come estrema forza, senza nascondersi dietro maschere di perfezione.
“L’attesa di un giorno”, riconnessa al proprio centro, lei diventa l’ispiratrice, colei che unisce il passato (padre), il presente e il futuro, (destino).
La sua bellezza è mediazione; l’immagine segreta colora ombre, è sposa e amante, è Paradiso e terra.
“Khorakhané”, “La sapienza del non sapere” è accettazione profonda. Il viaggio si sposta sulla terra di tutti. La donna è la saggia antica, che abbraccia il suo essere cenere nel vento incontrando la saggezza dei popoli senza tempo.
“Realtà non è”, ispirata al testo della poesia caminante di Antonio Machado, la donna diviene l’iniziatrice. Insegna che l’unica realtà risiede nel sentire che muta. L’impermanenza è il valore dell’esistenza.
“La distanza”, lei diventa custode della presenza invisibile. Non ha bisogno della vista per sentire. L’intimità è connessione, è vento che sente sulla pelle, oltre ogni barriera.
“Pasarero”, la donna è ora corrente di ali, è colei che culla il dolore del Popolo e lo trasforma in “verde nuovo”, è libertà: una creatura che passa ma lascia una scia eterna, pronta a migrare verso un azzurro assoluto.
Questa donna che ho voluto cantare è una donna totale, in perpetuo viaggio. È colei che parla al fuoco delle sue condanne, fino a trasformarlo in luce che cura. È colei che respira il dolore individuando nella genesi; abita il silenzio e si consegna alla corrente, insegnando al mondo che l’unico modo per assaporare la vita e lasciarla scorrere. Dalla sofferenza della carne alla libertà dello spirito l’album esplora costantemente il confine tra presenza e assenza, tra realtà e sogno. Il valore della donna risiede nella sua capacità di essere un ponte: l’identità totale si raggiunge attraverso la perdita del sé nel tutto, nel silenzio che tace, nella realtà che non è.
“Dannate Salvatrici” è un album che rappresenta un rito di passaggio, un percorso nell’identità della donna che parte dal fuoco della prova per arrivare alla libertà assoluta del volo. Attraverso il potere della parola e del suono, il lavoro si muove nel territorio della psicologia del profondo.
“Fiamma”, (tradotta anche in lingua francese, “Flamme”, e spagnolo, “Flama”) è il racconto della Giovanna D’Arco che ci abita tutte. È l’archetipo della donna radiante, colei che rivolgendosi alla fiamma che la divora è in grado di trasformare il dolore in luce, in una trasmutazione perpetua.
“Fugadamé”, rappresenta l’incontro con l’ombra un momento necessario in cui l’anima guarisce se stessa senza sottrarsi al dolore del distacco, dove il sogno diventa strumento necessario per l’elaborazione della realtà. Archetipo del “predatore naturale della psiche”. La donna può bastare a se stessa ed è consapevole della sua forza (“ti toglierà il respiro come se la vita non ci desse il tempo di sentirci vivi”). Respira il dolore. È lo spazio sacro da cui l’altro fugge per paura di ritrovarsi. “La voce della mia coscienza” è consapevole che ogni fuga è solo un giro più largo per tornare al cuore, per tornare a casa.
“My perfect breath”, la donna ritrova se stessa nel suo respiro. Tutto è perfetto. È guaritrice autonoma. Porta il suo soffio vitale ovunque vada, è guaritrice perché sa riconoscere la genesi del dolore e trasformare il peso della schiena in forza che si autogenera. Mostra la propria vulnerabilità come estrema forza, senza nascondersi dietro maschere di perfezione.
“L’attesa di un giorno”, riconnessa al proprio centro, lei diventa l’ispiratrice, colei che unisce il passato (padre), il presente e il futuro, (destino).
La sua bellezza è mediazione; l’immagine segreta colora ombre, è sposa e amante, è Paradiso e terra.
“Khorakhané”, “La sapienza del non sapere” è accettazione profonda. Il viaggio si sposta sulla terra di tutti. La donna è la saggia antica, che abbraccia il suo essere cenere nel vento incontrando la saggezza dei popoli senza tempo.
“Realtà non è”, ispirata al testo della poesia caminante di Antonio Machado, la donna diviene l’iniziatrice. Insegna che l’unica realtà risiede nel sentire che muta. L’impermanenza è il valore dell’esistenza.
“La distanza”, lei diventa custode della presenza invisibile. Non ha bisogno della vista per sentire. L’intimità è connessione, è vento che sente sulla pelle, oltre ogni barriera.
“Pasarero”, la donna è ora corrente di ali, è colei che culla il dolore del Popolo e lo trasforma in “verde nuovo”, è libertà: una creatura che passa ma lascia una scia eterna, pronta a migrare verso un azzurro assoluto.
Questa donna che ho voluto cantare è una donna totale, in perpetuo viaggio. È colei che parla al fuoco delle sue condanne, fino a trasformarlo in luce che cura. È colei che respira il dolore individuando nella genesi; abita il silenzio e si consegna alla corrente, insegnando al mondo che l’unico modo per assaporare la vita e lasciarla scorrere. Dalla sofferenza della carne alla libertà dello spirito l’album esplora costantemente il confine tra presenza e assenza, tra realtà e sogno. Il valore della donna risiede nella sua capacità di essere un ponte: l’identità totale si raggiunge attraverso la perdita del sé nel tutto, nel silenzio che tace, nella realtà che non è.
